sabato 25 febbraio 2017




Terzo appuntamento, ieri alle 18, all’Auditorium “Daniele Paris” di Frosinone con NUOVI INTERPRETI IN CONCERTO e che ha visto protagonisti : CRISTIANO VECCHI e MANUEL CARUSO.
Entrambi allievi del Conservatorio “Licinio Refice” del capoluogo ciociaro, entrambi laureati alla Sapienza, entrambi giovani promesse del pianoforte. Un programma legato alla musica del Novecento e dell’Ottocento ampiamente illustrato dalla Prof.ssa Elisa Petone coordinatrice del progetto. Programma quanto mai impegnativo per la difficoltà dei brani scelti degni di musicisti con grande bagaglio di esperienza interpretativa. La prima parte del concerto ha avuto come protagonista assoluto Dmitri Shostakovich, eseguito da Cristiano Vecchi, e la sua Sonata n.2 op.61, dedicata alla prematura scomparsa  del suo maestro Leonid Nikolayev e composta tra il 1942 e il 1943. Una sonata tripartita (Allegretto- Largo- Moderato, Allegro non troppo) che si ascolta raramente nelle sale da concerto. Influenzata dal genere sinfonico , risente dell’eredità di  Beethoven, Schubert, Bruckner, Tchaikovsky , Mahler e della drammaticità del periodo bellico in cui fu composta. Nella seconda parte alla tastiera Manuel Caruso con brani di grande virtuosismo ad iniziare dalla trascrizione di Ferruccio Busoni, per pianoforte, della Ciaccona ,per violino, di Bach. Nel trascrivere la "Ciaccona", Busoni si ispira al virtuosismo violinistico con l’intento di dimostrare come il linguaggio e lo stile di Bach potessero esser elaborati su uno strumento così diverso dal violino, come il pianoforte per l'appunto, valorizzando l’armonia e la polifonia del pezzo originario. Si prosegue con la Ballata n.2 op. 38 di Chopin scritta tra il 1836 e il 1839 e dedicata a  Robert Schumann che in precedenza gli aveva dedicato la sua Kreisleriana. Genere inventato dal musicista polacco  in quanto fino a quel momento le ballate erano concepite per voce e strumento. La prima parte della composizione ha un carattere pacatamente narrativo che si evolve drammaticamente nella seconda parte fino al tragico epilogo. Le ultime note del concerto sono quelle delle Variazioni su un tema di Paganini op.35 di Johannes Brahms del 1836 tratte dal Capriccio n. 24 per violino.  Al suo apparire l'opera fu molto discussa anche da parte dei sostenitori di Brahms, compresa la stessa Clara Schumann; ad alcuni parve infatti una mera esibizione di virtuosismo tecnico fine a se stesso, non sorretta da una reale necessità espressiva. In realtà Brahms intendeva la sua opera come una riflessione sul significato storico della ricerca condotta a suo tempo da Paganini,  una ricerca che aveva come oggetto innanzitutto la sonorità strumentale, più che l'armonia, la forma o l'invenzione tematica.  Lunghi e calorosissimi applausi per i giovani e promettenti interpreti che hanno dimostrato di padroneggiare con sicurezza la tastiera. Il prossimo appuntamento con “Nuovi interpreti in concerto” a marzo per scoprire altri talenti del Refice.



mercoledì 15 febbraio 2017

OCRE & ORO AL MUEF ARTGALLERY DI ROMA




Trenta artisti dalla Spagna a Roma, con “Ocre & Oro” al MUEF ArtGallery 
Il MUEF ArtGallery Spazio espositivo di Arte Contemporanea curato da Roberta Sole, Francesco Giulio Farachi e Maurizio Bedini ha ospitato l’associazione internazionale di artisti “Ocre & Oro” tornata a Roma con una nuova mostra collettiva d’Arte Contemporanea. La mostra, intitolata “COLISEO” curata da Julia Herrera, stimata promotrice culturale e presidentessa di Ocre & Oro, vede coinvolti trenta artisti – divisi tra le specialità di Pittura, Scultura, Incisioni, Tecnica Sumi-e, design di Gioielli e Poesia – provenienti dalla Spagna e da altre parti del mondo. L’associazione Ocre & Oro, gira a Roma dall'anno 2008, comincia il 2017 tornando a Roma, città che ne è madrina per aver ospitato la prima edizione del “Festival dell’Appia Antica”, e 7 esposizioni d’arte contemporanea con artisti provenienti da diversi paesi del mondo, fra cui Spagna, Francia, Marocco, Messico, Brasile, Argentina, etc. Durante questi anni gli artisti di Ocre & Oro hanno potuto mettere in mostra opere rappresentative della loro produzione in molte capitali europee ed extraeuropee.
La Presidentessa di Ocre & Oro, Julia Herrera de Salas, è stata vincitrice per ben due volte del “Premio Internazionale Mediterraneo” per la sua opera di promozione culturale in favore della pace e della fratellanza tra i popoli: un intento di internazionalizzazione e multiculturalità che è condiviso dal “MUEF ArtGallery” con i suoi soci e promotori d’arte.
Durante il vernissage che si è tenuto sabato 28 Gennaio 2017 la serata è stata allietata dalla lettura di poesie e dalla musica del cantautore Giovanni La Rosa. Nel corso dell’esposizione si è svolta la seconda edizione del Premio Ocre & Oro che è stato assegnato a uno degli artisti in mostra in base al voto anonimo dei visitatori. Tale premio ha offerto al primo classificato la possibilità di figurare nel catalogo come vincitore del " Premio Ocre & Oro 2017 ".

A due passi dal Colosseo, luogo simbolo dell’antica Roma imperiale e da cui la mostra ha preso il nome, in una metafora non tanto nascosta che evoca, suggerisce, lo strano rapporto che si è venuto a creare tra il mercante d’arte e l’artista, tra il fruitore dello spettacolo e chi lo mette in scena, hanno esposto per la specialità di Pittura opere di Alfredo Sarandeses, Elizabet Lopez  Saiz, Noemi Barberá Babiloni, Serra Sanabra; per tecnica Sumi-e, Ester Viñals Peiro; per incisioni, Antonia Antonia Dávalos Meseguer, Yolandra Carbajales Ferreiro; per scultura José Ángeles, per la specialità Design Orafo, le gioielli di Adriana Rafart, Adriana Rivas, Alexandra Vázquez, Anna Cuadrado, Carmen Baldomir, Denise Elizabeth, Elisabeth Alba, Ivet Oller Serra, Laura Márquez, Liliana Rodrı́guez, Lorena González, Marı́a Pérez, Montse Bote Paz, Olga Pardo, Pilar de la Fuente, Roser Martı́nez; per la specialità de Poesia; Arte Condesa, Demi Spilerts, Giovanni La Rosa, Julia Herrera de Salas, Julio Montes, Marc Tarrus, Ulı́ses Icaro.




venerdì 3 febbraio 2017

WALTER VELTRONI A FROSINONE PER I GIOVEDI' DELL'ACCADEMIA



L’Accademia di Belle Arti (ABA) di Frosinone ha aperto, ieri pomeriggio alle ore 16, il suo teatro per accogliere Walter Veltroni che ha inaugurato la quinta edizione dei “Giovedì dell’Accademia”. In questi cinque anni vi sono passati nomi importanti del mondo della cultura, dell’arte, dello spettacolo come Carlo Verdone, Giuliano Montaldo, il regista Matteo Garrone, il pittore Bruno Ceccobelli, il premio Oscar Vittorio Storaro, Micaela Ramazzotti, l’artista Fabrizio Plessi, per citarne solo alcuni. Veltroni, che era stato già ospite dell’ ABA, è tornato per l’incontro: “Gli occhi cambiano” titolo di un suo programma televisivo trasmesso recentemente da Rai Storia. “Sapere, ridere, tifare, amare, immaginare e cantare”: sei verbi- documentari per raccontare come la Rai abbia testimoniato la storia d’Italia. La penna, la macchina da presa e la voce di Veltroni ne  hanno “ricucito”  le trame della memoria. Dopo l’affettuoso saluto all’ospite da parte del Direttore Fiorletta, il Prof. Alberto Dambruoso, docente dell'Accademia, ha iniziato a percorrere la figura di Veltroni. Ex segretario nazionale del Partito Democratico, sindaco di Roma una prima volta nel 2001 poi riconfermato nel 2006, vicepresidente del Consiglio e Ministro per i beni culturali e ambientali del governo Prodi, Veltroni è anche giornalista, scrittore, regista, appassionato conoscitore di musica. Nel 2000 è stato insignito della Legion d’Onore per i risultati ottenuti nella valorizzazione e nel recupero dei beni culturali e del cavalierato di Gran Croce della Repubblica Italiana nel 2005. L’attività giornalistica è, indubbiamente, il prolungamento ideale al padre Vittorio, radiocronista EIAR e poi primo direttore del telegiornale della neo-nata Rai,  morto quando aveva appena un anno e a cui ,nel 2015, il figlio ha dedicato il libro “Ciao”. Veltroni nei suoi documentari e nella sua narrativa ha sempre un occhio rivolto ai temi del “tempo”che definisce un’ossessione e della “memoria” non intesa come nostalgia, bensì come presa di coscienza del vissuto storico, nell’obiettivo di trasmetterlo alle nuove generazioni.  “In passato la Rai ha trasmesso importanti interviste  a grandi celebrità : Chagall, Miró, Ezra Pound, Gropius, Hitchcock, Truman Capote, facendo informazione culturale. Oggi viviamo immersi in un bombardamento mediatico che annulla la nostra memoria, in una sorta di bulimia informativa e in cui le date degli eventi si confondono e si dimenticano.  Siamo schiavi di una gran quantità di notizie spesso anche false che, rimbalzando, si autocertificano”. Questa la lucida e critica analisi di Veltroni sul mondo televisivo attuale, da ciò la sua ricerca della memoria attraverso gli archivi Rai per poter ricostruire la nostra Storia. “Abbiamo bisogno di sapere, di avere anche il dubbio, diffidiamo  da chi non ne ha e che crede di essere il depositario della verità, dobbiamo riuscire a razionalizzare. Penso al film Blade Runner in cui i replicanti sono identici agli umani tranne che per le emozioni di cui sono privi perché non possiedono " la memoria" , evitiamo di diventare i replicanti di noi stessi ". E continua: "noi siamo una generazione di privilegiati rispetto ai nostri genitori e ai nostri nonni che hanno vissuto due conflitti mondiali, eppure siamo una generazione di rabbiosi, di insoddisfatti, di persone cupe”. Continua così l’interessantissimo intervento di Veltroni: “Ci vuole grazia intellettuale anche nei programmi televisivi, perché conta la qualità del prodotto anche a scapito dell’ascolto. La quantità non è sinonimo di qualità, bisogna cercarne il giusto equilibrio a favore del pubblico. Ricordo gli sceneggiati Rai come “I Promessi Sposi”, “L’Iliade”, “L’Odissea” che hanno sicuramente avuto dei meriti sulla divulgazione culturale in un paese che dopo la seconda guerra mondiale aveva un altissimo tasso di analfabetismo. Tempo- memoria- dubbio sono come tre fratelli che si devono prendere per mano”. Un incontro dal contenuto  didattico  che si è concluso con l’omaggio dell’Oscar dell’ABA , una scultura in bronzo raffigurante il particolare della bocca del Davide di Michelangelo, che il direttore Fiorletta consegna a tutti i suoi ospiti . Un pomeriggio che è continuato, per i presenti,  con la proiezione della prima puntata del documentario “Gli occhi cambiano” e che può essere visto, da chi lo avesse perso nella programmazione televisiva, su Rai Play. Prossimo appuntamento di sicuro spessore  sarà giovedì 9 febbraio con Eleonora Danco autrice, regista, attrice  teatrale ne “L’approdo informale”. Secondo step di un calendario fittissimo che continuerà fino a giugno, con la scoperta di altre personalità poliedriche che offriranno il loro contributo umano e culturale all'Accademia di Belle Arti e a Frosinone.



domenica 18 dicembre 2016

CAMILLO SAVONE E IL SUO "CONCERTO INAUDITO" A FROSINONE




Siamo alla vigilia di un altro Natale  ed il Comune di Frosinone ha deciso di onorare queste Sante Festività nella sua chiesa madre, S. Maria Assunta, con un concerto per pianoforte, anzi con “Il Concerto Inaudito” del M° Camillo Savone.  Cita il dizionario della lingua italiana alla voce “inaudito” : mai udito prima e quindi straordinario, senza precedenti e il concerto di Savone  è  stato fedele a tale citazione. Un progetto originale basato sullo sdoganamento della tradizione. Enfant prodige, Savone,  ha iniziato a suonare a cinque anni studiando privatamente fisarmonica, chitarra, basso e altri strumenti. A dieci anni entra al Conservatorio Licinio Refice di Frosinone appena nato dove si diploma in Pianoforte col massimo dei voti, in Didattica e dove studia Musica jazz, Composizione, Direzione di coro. Ha suonato più volte davanti a Papa Giovanni Paolo II, proponendo anche sue composizioni, e a Capi di Stato e di Governo.  Per la sua attività è stato premiato più volte con riconoscimenti in Italia e all’estero.  Per decenni si è dedicato all’insegnamento: è stato fondatore e direttore per sedici anni della Scuola Comunale di Musica di Ceccano e del Coro civico polifonico, tenendo decine di concerti e diffondendo il suo progetto didattico. Ha fondato e diretto altre scuole civiche e ha formato docenti nella didattica di base. Giornalista pubblicista dal 1991, ha scritto per anni su quotidiani, periodici e per diversi editori italiani specializzati, occupandosi di spettacolo, critica e politiche culturali. Si è dedicato per anni alla carriera concertistica in Europa ed in Russia fino al 1991, riprendendola, con consenso di pubblica e critica, in questi ultimi anni.  Il programma della serata del 17 dicembre è stato un esperimento, riuscitissimo per altro, che prevedeva la sostituzione dell’organo con il pianoforte. Tutti i brani scelti da Savone, facenti parte della più pura tradizione natalizia, sono stati eseguiti in una chiave di lettura inusuale e personalissima. Una vera contaminazione di stili in un gioco armonico che prevedeva la fusione di jazz, blues, spiritual, swing. Ha aperto la serata la melodia di Adeste fideles  che John Francis Wade avrebbe trascritto nel ‘700 da un tema popolare irlandese, a seguire l’ Ave Maria di Schubert, White Christmas  di Irving Berlin che con  i suoi 50 milioni di copie, è il singolo discografico più venduto della storia. E ancora Tu scendi dalle stelle (S. Alfonso Maria dè Liguori) derivato come versione in italiano dall'originale “Quanno nascette Ninno”.  Tante emozioni con Jingle bells , Nobody knows , Swing low, Silent night, la Ninna nanna  di Brahms dalla sonorità di un carillon, Laudato sii, composto per coro e orchestra negli anni ‘70 dallo stesso  Savone ed eseguito davanti a Papa Wojtyła, appena insediato sul soglio di Pietro, in cui era “presente Bach” e la sua arte contrappuntistica. A concludere il PROGETTO PIANOCHRISTMAS,  Amazing grace e l’ Hallelujah  del recentemente scomparso Leonard Cohen. Su richiesta del parroco della Cattedrale di Frosinone il bis è stato Tu scendi dalle stelle


sicuramente il brano che meglio rappresenta la nascita di Gesù bambino. Applausi calorosi di un folto pubblico hanno tributato l’affetto per un conterraneo dalle grandi doti musicali ed umane e che rende onore al “genius loci” ciociaro.

domenica 11 dicembre 2016

BAGNO DI FOLLA PER IL NUOVO "AUDITORIUM DANIELE PARIS" DI FROSINONE




Il Dieci Dicembre 2016, sarà sicuramente una data che resterà negli annali della città di Frosinone e del suo Conservatorio, il LICINIO REFICE, giorno in cui è stata finalmente inaugurata , dopo varie traversie, la sua “sala d’ascolto” più importante : l’Auditorium. Il Refice  deve la sua nascita al M° Daniele Paris che nel 1970 istituì una Scuola comunale di musica con il sostegno degli amministratori della città chiamando personalmente a insegnare, oltre  a Severino Gazzelloni,  anche alcuni dei suoi amici più vicini e colleghi, peraltro musicisti straordinari: Ennio Morricone, Dino Asciolla,  Arnaldo Graziosi, Vincenzo Mariozzi, Bruno Nicolai, Bruno Battisti D’Amario.  Ma solo il  3 maggio 1974, venne istituito formalmente il Conservatorio statale di musica "Licinio Refice" di Frosinone, alla cui direzione fu nominato lo stesso Paris.  Figura di spicco nel panorama musicale non solo locale, ha lasciato il suo forte segno artistico oltre che umano nella didattica, nella direzione d’orchestra e nella composizione , di lui si ricordano anche le colonne sonore composte per i  film di Liliana Cavani.  Una lungimiranza,  supportata da un profondo idealismo, che ha  lasciato una grande eredità  adesso  raccolta,  in un’ideale passaggio di consegne, dal M° Alberto Giraldi nuovo direttore del Refice.  Un’inaugurazione dal successo superiore ad ogni previsione per l’afflusso “oceanico” di presenze venute a tributare omaggio  affettuoso al compianto fondatore del Conservatorio e  al grande Ennio Morricone il quale ha ricevuto il meritatissimo Premio alla Carriera 2016 unitamente al Presidente della Banca Popolare del Cassinate, Dott. Donato Formisano. Un successo che è stata “cartina di tornasole” del bisogno da parte della collettività di poter nuovamente fruire della grande musica nel capoluogo ciociaro, dopo l’epoca dorata dei concerti che organizzava Paris, sia al Nestor che all’Auditorium dell’Edera con l’Associazione Musicale Operaia Frusinate.   Presenti le autorità istituzionali e religiose in primis il Prefetto Emilia Zarrilli e il Vescovo Ambrogio Spreafico. I quattrocento posti  dell’ “Auditorium Daniele Paris” non hanno potuto contenere tutto il pubblico presente,  sono state, quindi, predisposte due ulteriori sale con schermi giganti per la visione in diretta streaming della serata. Dopo quarantadue anni è stato riproposto lo stesso concerto dell’inaugurazione del Conservatorio, ulteriore messaggio di continuità col passato e gli allievi del settimo anno di pianoforte che suonarono allora, ieri hanno suonato nel ruolo di  docenti :  Luigi De Santis e Pietro Liberati . Le note dell’ HALLELUJA di Handel, dei Concerti per pianoforte e orchestra K466 e K467 di Mozart e l’ADAGIO per archi di Paris, hanno fatto rivivere le stesse emozioni di quella fondamentale occasione soprattutto ai professori d’orchestra che all’epoca erano studenti del Refice, in sinergia con le nuove leve odierne. La direzione dell’orchestra sinfonica è stata affidata al M° Francesco Belli, mentre quella del giovanissimo coro al M° Fabrizio Menicocci. Applausi scroscianti e commossi hanno invitato ai bis con musiche di Grieg e di Paris. La serata è proseguita nell’atrio-foyer attorno ad un ricco buffet a conclusione dell’importante“battesimo”. Non resta che augurare al neo Direttore Giraldi di perseguire, con lo stesso successo di ieri, in questo cammino  con  determinazione, passione e amore  per la musica e per la comunità cittadina al pari  del suo indimenticato predecessore. AD MAIORA SEMPER! 







domenica 27 novembre 2016

VINICIO PRIZIA- IL BESTIARIO IMMAGINIFICO



Nel Medioevo il “bestiario” o bestiarium era una  particolare categoria di libri che raccoglieva immagini e brevi descrizioni relative ad animali reali o immaginari. La spiritualità visionaria medioevale creò “gargoyle” di ogni sorta, da figure demoniache a facce gioconde, fino a creature metà uomini e metà bestie, attingendo dalle sacre Scritture e dal mondo pagano. Proprio Bestiarium  è il titolo scelto per la personale di VINICIO PRIZIA e secondo appuntamento ( 26 novembre- 10 dicembre), di un lungo calendario, al Muef Art Gallery  a cura di Francesco Giulio Farachi con l’organizzazione di Roberta Sole e Maurizio Bedini. Vinicio Prizia è pittore, incisore e scultore, nato a Roma nel 1961, si avvicina giovanissimo alle arti figurative e si diploma prima al liceo Artistico e quindi all’Accademia di Belle Arti di Roma. Arricchisce la sua formazione con la frequenza degli studi artistici di diversi importanti maestri. La sua prima esposizione è del 1977, cui fanno seguito numerosissime mostre e partecipazioni, sia in Italia che all’estero. Dal 2002 al 2013 ha svolto l’attività di Direttore Artistico e organizzatore del Centro per l’Incisione e la Grafica d’Arte del Museo dell’Agro Veientano. Vive e lavora a Formello (RM). Profondo conoscitore dell’anatomia umana ed animale, Prizia, nei suoi lavori, crea dei “mariages” tra bipedi e quadrupedi  ed ogni sua opera è contrassegnata da ironici neologismi latini a descrizione dell’immagine fantastica ( “Explicans sex pedis;  Explicans caput piscis; Explicans gibbo manus;  Zebra pedis;  Can-dito;  Canis danae bicefalo;  Delphino man; Cervus manibus”…e l’elenco sarebbe ancor più lungo).  Un bestiarium moderno in cui la lezione cubista di Picasso nello scomporre le anatomie assume in Prizia, morbidezze antiche . Una pittura “divertissement” in cui ogni particolare anatomico sia animale che umano si incastra come un puzzle a creare nuove tipologie visive che  provocano e sconcertano . Uno zoo immaginifico e grottesco  di un “Dio bizzarro e burlone” che stravolge e rinnova il già creato. Così le corna di un cervo sono mani aperte, il corpo di un cane bassotto altri non è che un dito, un cobra insolente si erge su di una gamba, la pinna caudale di uno squalo  è  sostituita dal lungo collo di una giraffa e si potrebbe continuare ancora per tutti i venticinque lavori esposti.  Una mostra consigliata a chi subisce il fascino del “tutto è relativo” in  cui la fantasia è un orizzonte senza limiti.





martedì 15 novembre 2016

ELIO VOLPARI: UN FASHION DESIGNER A VEROLI



Un’altra voce si aggiunge al “coro” delle interviste per il Premio Art-e, questa volta è la voce “colorata” di un fashion designer: ELIO VOLPARI.  Cinquantenne ciociaro con la passione della moda, da sempre, ed una grande capacità con la matita e l’acquerello nel creare bozzetti per elegantissime coutures. Vive a Roma dove si è diplomato all’Accademia di Moda e Costume nel  1986 e dove ha insegnato fashion design presso l’ Accademia Mariotti ed in vari istituti statali. Coinvolto nell’evento collaterale   "Arte-e & Moda", in sinergia con Monica Pavia,  ne ha realizzato i figurini e i tableaux. Il termine moda deriva dal latino modus, che significa maniera, norma, regola ed è sempre stata l’espressione più immediata dell’epoca corrente. La moda nell’accezione moderna del termine è nata a Parigi e Volpari , infatti, si è inizialmente avvicinato, nel suo percorso creativo, al “segno” francese ( Balenciaga, Yves Saint Laurent) . Per decenni la moda d’oltralpe ha dettato le sue regole finché non è esploso il “Made in Italy” intorno agli anni ’80 del Novecento. Il successo della moda italiana in questo periodo derivò anche da abili strategie di marketing. Milano ne strappò il primato di capitale a Firenze e a Roma. L'ideale di bellezza femminile si ispirò alla donna sportiva e snella, muscolosa e ambiziosa, di successo sia nel privato che nel pubblico. Diventarono famosi stilisti come Giorgio Armani, Ottavio Missoni, Gianfranco Ferrè, Gianni Versace, Krizia, Dolce & Gabbana. Ma tra tutti svetta, da sempre, Valentino Garavani, vera icona dell’eleganza e creatività italiane e  di cui Volpari, è un grande estimatore ritenendolo più “il sarto” che lo stilista perchè “sa creare un abito direttamente sul manichino”.  Suoi grandi amori anche Capucci, Sarli e Armani “per il suo modo di far apparire la donna più essenziale e contemporanea”. “ In Italia siamo riusciti a dare il gusto, quella particolarità, quell’ingegno,  un quid ulteriore rispetto alla Francia che conserva una grande sartorialità, mentre noi possediamo in più la creatività progettuale”. Tante epoche sono nelle sue corde, su tutte “gli anni ruggenti”, i favolosi anni ’20 “per la frivolezza, la velocità, in cui nacque una vera rivoluzione nel modo di vestire la donna che diventa androgina, moderna, ma l’epoca che ha esaltato maggiormente la donna nella sua femminilità sono stati gli anni ’40 che l’hanno resa molto glamour”.  “Se si studia la storia del costume si può notare che l’arte, l’architettura, nei secoli,  hanno fortemente influenzato la moda  traendone fonte di ispirazione.  Ai giorni nostri c’è molta più duttilità, libertà nel vestire,  ma a discapito dell’eleganza” . Volpari per i suoi bozzetti –omaggio si ispira all’arte di grandi come De Chirico, Dalì, Frida Kahlo, Paul Klee, Yves Klein, ma il suo sogno sarebbe quello di  creare una collezione ispirata ai lavori della pittrice messicana perché “  sensuale, con i suoi colori forti, passionali, sanguigni ispirati alla natura”.  Adora Dalì per la sua eccentricità , “penso alla sua collaborazione  con la stilista Elsa Schiaparelli  ed i cappelli che disegnò per le sue collezioni, uno tra tutti il  celebre cappello-scarpa .” “Per ideare un figurino vado negli empori di tessuti e toccando una stoffa particolare si accende quella lampadina che darà l’imput per la creazione dell’abito”. Predilige il verde in tutte le sue sfumature ed i colori dei paesaggi autunnali, caldi e naturali. Anche riguardo le correnti artistiche ama particolarmente l’Art Nouveau, il Liberty floreale” per la stilizzazione degli elementi  legati alla natura  che hanno caratterizzato anche l’arredamento”. Un incontro piacevole all’insegna di un’arte effimera, ma pur sempre arte, che ben si inserirà all’interno del contest di arti visive contemporanee di Veroli.